MEDITAZIONE

MEDITAZIONE

La meditazione rilassa, insegna ad utilizzare la mente nel migliore dei modi e crea un collegamento corretto con il Qui ed Ora. Durante la meditazione avvengono processi di auto rigenerazione. 

Il corso avrà la durata di 6 incontri della cadenza di uno al mese al venerdì dalle 19:30 alle 20:30.

Per informazioni e iscrizioni chiama o scrivi al 3939211718

alberto.angeloguerriero@gmail.com

8 COSE CHE (FORSE) NON SAPEVI SULLA MEDITAZIONE

Alcuni benefici inattesi – ma scientificamente provati – di una pratica che ha origini antiche, ma sta godendo di un rinnovato successo.

Attenua lo stress, allevia i sintomi di ansia e depressione ed è una panacea per chi fatica a concentrarsi: dei più noti benefici della meditazione si parla spesso, ma questa disciplina (in tutte le sue diverse declinazioni) se praticata con costanza può regalare anche altri, inaspettati vantaggi. Vediamone insieme 8 tra i più importanti e curiosi, tutti scientificamente dimostrati.

1. Mette i muscoli al cervello. Studi in risonanza magnetica dell’Università di Harvard su un gruppo di studenti reduci da un corso di 8 settimane di meditazione hanno evidenziato un ispessimento della materia grigia (l’insieme di corpi dei neuroni presenti nell’encefalo e nel midollo spinale) nelle aree cerebrali associate con la consapevolezza del proprio corpo e con la compassione per il prossimo. Nello stesso periodo di tempo si sono registrate una diminuzione del volume dell’amigdala (una regione cerebrale associata allo stress e alla paura), e un aumento di materia grigia nella corteccia prefrontale, responsabile di alcune funzioni cognitive superiori come la concentrazione e la capacità decisionale.

2. Agisce da antinfiammatorio. Uno studio internazionale pubblicato nel 2013 e condotto da ricercatori di Wisconsin (Usa), Spagna e Francia ha dimostrato come 8 ore di intensa meditazione praticata da esperti della disciplina siano sufficienti per “spegnere” l’attività di alcuni geni legati all’origine dei processi infiammatori. Un altro studio olandese pubblicato nel 2014 ha dimostrato che la meditazione può agire sul sistema nervoso simpatico promuovendo il rilascio di sostanze antinfiammatorie e riducendo la produzione di sostanze che stimolano i processi infiammatori. Una buona notizia per chi soffre di forme di infiammazione cronica.

3. Fa alzare la temperatura corporea… Secondo uno studio dell’Università di Singapore pubblicato su PLoS ONE, praticando una particolare forma di meditazione propria dei monaci tibetani (detta g-Tummo) sarebbe possibile innalzare la propria temperatura corporea. Alcuni monaci sarebbero stati capaci di far salire il proprio termometro interno nel gelo tibetano (a -25 °C) arrivando ad asciugare le lenzuola bagnate avvolte intorno al proprio corpo.

4. … e abbassare la pressione. La meditazione può favorire il rilascio, nel sangue, di ossido nitrico (una sostanza che provoca il rilassamento dei vasi sanguigni) fornendo così al sangue “tubi” più larghi in cui fluire. Ecco perché questa pratica, insieme a uno stile di vita sana e ai farmaci del caso, può aiutare chi soffre di pressione alta a ridurre l’ipertensione.

5. Mantiene giovani. Una sessione di meditazione al giorno… toglie il bastone di torno. Meditare può rallentare, infatti, il processo di invecchiamento cellulare. Diversi studi, tra cui un’ampia ricerca dell’Università della California di Davis, hanno dimostrato come la meditazione migliori l’attività dell’enzima telomerasi, che ricostruisce e allunga i telomeri, sequenze di DNA situate alle fine dei cromosomi. Proteggere i telomeri è fondamentale per garantire lunga vita alle cellule: quando i telomeri si accorciano sotto a una certa soglia, le cellule smettono di dividersi ed entrano in uno stato di senescenza.

6. Può essere più riposante del sonno. In uno studio condotto nel 2006, a un gruppo di studenti universitari è stato chiesto di fare un breve pisolino, meditare o guardare la TV, prima di compiere un test per verificare i loro livelli di allerta. Chi aveva meditato ha ottenuto risultati migliori del 10% rispetto a chi si era concesso una siesta.

7. È un potente antidolorifico. Le scansioni cerebrali di esperti di meditazione, confrontate con quelli di chi non pratica questa disciplina, mostrano che i primi provano – a parità di intensità di un’esperienza dolorifica – molto meno dolore dei secondi. La ragione sarebbe da ricercare nella riduzione delle connessioni cerebrali tra corteccia anteriore cingolata (associata ai sentimenti negativi che rendono il dolore fisico ancora più insopportabile) e parti della corteccia prefrontale, responsabile di gran parte delle esperienze di autoconsapevolezza corporea. Chi medita non è – quindi – immune al dolore fisico, ma ha imparato a slegarlo dalla componente emotiva, che ne peggiora l’impatto.

8. Alleata delle donne. La pratica della meditazione e di altre discipline di origine orientale come il tai chi e lo yoga può attenuare i più comuni sintomi della menopausa come le “vampate” di caldo improvviso, i disturbi dell’umore e del sonno, i dolori ossei e muscolari: è quanto rivela una revisione degli studi sul tema condotta nel 2010.

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Molti esperimenti scientifici recenti confermano sempre più profondamente le ipotesi secondo cui la mente dell’uomo può avere un effetto determinante sulla realtà che lo circonda.

Il diffondersi di discipline quali lo yoga e la meditazione nel mondo occidentale, attira e spinge sempre più scienziati, medici, biologi e fisici ad indagare con mezzi tecnici le verità trasmesse dai più antichi testi sacri indiani e dalle scuole indiane di yoga.

La mente ha il potere di trasformare la realtà. Un sapere antico, un sapere forse nascosto e occultato, riscoperto dagli studi della meccanica quantistica all’inizio del secolo scorso. Il modo con cui i fisici la realtà è mutato, cambiato completamente.

Si può ben dire che, con l’avvento della meccanica quantistica, sia avvenuta una rivoluzione copernicana all’interno del pensiero filosofico occidentale. Per altre strade, per altre vie ci stiamo ricongiungendo con gli insegnamenti degli antichi rishi.

Gli studi scientifici sulla meditazione

Tuttavia la scienza necessita di prove, di concretezza, di verifiche sperimentali, il che ci ha portato come per magia, ad avere già numerose conferme sperimentali nel campo della coscienza e dei suoi effetti sulla “realtà”.

Nel 1970 Herbert Benson e Robert Wallace, medici dell’università di Harvard, iniziarono i loro studi sulle conseguenze e sugli effetti della meditazione sul del cervello.Concentrarono i loro studi sulla MT (Meditazione Trascendentale, insegnata da Maharishi Mahesh Yogi) ottenendo misure concrete della diminuzione dell’ansia e dello stress nelle persone che praticavano regolarmente la MT. Una scoperta ancora più interessante fu quella mostrata dagli elettroencefalogrammi (ECG) dei meditanti.

Qui di seguito sono riportati prima gli ECG degli individui in uno stato mentale di veglia ordinaria, successivamente i tracciati ECG degli stessi individui durante la meditazione.

 
Come si vede, durante la meditazione, le onde cerebrali diventavano coerenti, il pensiero di tutti i praticanti si allineava e si coordinava entrando in fase, come se fossero tutti collegati, come se fossero un unico pensiero!

Negli stessi anni, fu dato inizio ad uno studio riservato da parte dell’FBI che evidenziò i seguenti risultati. Nelle città in cui l’1% della popolazione praticava la MT l’indice di criminalità diminuiva, andando completamente contro la tendenza generale nelle altre città.
Questo genere di studi sono stati ripetuti negli anni successivi in diverse comunità per poter avere a disposizione un numero più ampio di rilevazioni su cui svolgere studi statistici.

L’effetto Maharishi

Bene, tutti i dati raccolti non hanno fatto che confermare l’effetto, denominato e conosciuto da allora come “effetto Maharishi” e che risulta uno degli effetti sociologici più confermati e verificati. Gli studi sono stati successivamente ripetuti sulla tecnica MT-Siddhi, la quale provoca gli stessi risultati con un numero inferiore di praticanti, pari alla radice quadrata della popolazione in esame.

All’inizio degli anni ottanta, gli studi sull’effetto Maharishi furono riprogettati su scala più ampia, coinvolgendo nell’esperimento ben 7000 praticanti della MT-Siddhi e pari alla radice quadrata dell’1% della popolazione mondiale.

L’esperimento generò gli stessi risultati (riduzione degli episodi violenti, attenuazione della conflittualità in zone di guerra, riduzione del numero di morti nei conflitti, rialzo simultaneo di mercati azionari) ma, questa volta, su scala mondiale.

meditazione effetto maharishi

Ci dice Maharishi Mahesh Yogi:� “La profondità del lago, le onde e il riflesso del ghiacciaio mi ricordano la vita interiore. La mente è profonda come il lago, le onde sulla superficie rappresentano le attività della mente cosciente mentre l’intera profondità del lago è silenziosa, e quella è la mente inconscia, che non viene utilizzata dall’onda.
Ma se l’onda potesse penetrare più in profondità e incorporare livelli più silenziosi dell’acqua, l’onda potrebbe diventare potente come quella dell’Oceano.”

Questo è ciò che accade nella meditazione. L’attività superficiale della mente cosciente va in profondità e incorpora la profondità della mente inconscia. Con la pratica nulla rimane inconscio, l’inconscio diventa cosciente e l’uomo comincia ad utilizzare il pieno potenziale della mente.

Quando con la pratica della meditazione la mente va direttamente all’interno, alla sorgente del pensiero, trascende il pensiero e ottiene la coscienza di beatitudine ed è capace di mantenerla anche quando esce e sperimenta il mondo della natura oggettiva. L’esempio del lago ci porta un grande insegnamento di vita spirituale.

La vita è beatitudine, è pura esistenza, proprio come il fiore non è altro che linfa. I diversi livelli di manifestazione della pura esistenza, dell’essere puro, della coscienza assoluta, dell’intelligenza pura, questa è la vita!! E quando si esprime, si esprime in strati di esistenza, di energia, strati di intelligenza, di beatitudine, di felicità, questa è la vita!

Noi stiamo creando una società libera dalla sofferenza, da stress e da tensioni e allora tutti gioiranno veramente del dono di Dio su questa terra, di questa bellissima natura!”� (Maharishi Mahesh Yogi)

Aggiungo:

meditazione effetto maharishiCirca 6 anni fa, un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School di Yale e del Massachusetts Institute of Technology, ha scoperto che coloro che meditano assiduamente vedono crescere sensibilmente il loro cervello, cosa che non si verifica invece per chi non è aduso a quest’abitudine.

In particolare gli studiosi hanno rilevato che le parti che aumentano di spessore sono quelle coinvolte nell’attenzione e nell’elaborazione sensoriale come la corteccia prefrontale e l’insula anteriore destra.

Ma c’è di più: all’interno della materia grigia, lo spessore aumenta di più nelle persone adulte rispetto a quelle più giovani. Il dato risulta estremamente interessante perché solitamente quest’area tende a rimpicciolirsi con il passare degli anni. La meditazione dunque avrebbe la capacità di riattivare e rinvigorire delle sezioni che sono tali solo in giovane età.

I risultati delle ricerche

La scoperta è in linea con altri studi che hanno dimostrato come musicisti, atleti e i linguisti presentino inspessimenti analoghi nelle aree pertinenti della corteccia. La crescita di quest’ultima non è dovuta – evidenzia Sara Lazar, responsabile della ricerca – alla crescita di nuovi neuroni, ma a vasi sanguigni più larghi, maggiori strutture sostenitrici e un aumento del numero di diramazioni e collegamenti.

Usando sofisticate tecniche di imaging neuronale – come la risonanza magnetica – i ricercatori hanno scannerizzato i cervelli di 20 soggetti che facevano abitualmente meditazione, confrontandoli con quelli di 15 individui che non l’avevano mai praticata. Per misurare il livello di meditazione raggiunto veniva chiesto loro di meditare su ciò che avveniva intorno ad essi, senza utilizzare tecniche specifiche che come i mantra, quei suoni cioè che secondo il buddismo sono in grado di liberare la mente.

Il periodo di studio durava 40 minuti durante i quali l’intensità della meditazione veniva misurata in base al rallentamento del respiro. Ai soggetti che non meditavano veniva invece richiesto di ab- bandonarsi ai loro pensieri come abitualmente accade durante il normale rilassamento.

Conclusioni

I risultati della ricerca hanno dimostrato che l’aumento della materia grigia per gli amanti della meditazione va dagli otto ai sedici millesimi di centimetro, compatibilmente con quanto tempo viene dedicato a tale tecnica.

Vale a dire, “l’aumento non dipende unicamente dalla meditazione in sé, ma da quanto tempo si trascorre in stato meditativo e da quanto questo stato è profondo” ha precisato Lazar.

Mettetela come volete ma sembra evidente che meditare faccia parecchio bene!

Riporto anche un’estratto di un’articolo del giornalista Raoul Sorkhabi, presente durante il mese di Novembre 2005 alla “Conferenza sugli studi della mente: la scienza e le applicazioni cliniche della meditazione”
tenutasi a Washington, cui partecipò il Dalai Lama: La meditazione non è una scienza. Non lo è nello scopo, né nella pratica. Chi medita lo fa perché ritiene sia una pratica utile, non certo per fare un esperimento scientifico. Il
mistero della meditazione non può essere espresso né tanto meno analizzato e spiegato da scienziati.

Quello che si sperimenta durante una seduta di meditazione, così come accade per una composizione musicale o un momento d’amore, può essere solo provato per esperienza diretta. Ciononostante, gli effetti della meditazione sul corpo e la mente possono essere indagati dalla scienza.

Questo è ciò che potremmo chiamare la “Scienza della Meditazione”, definizione che, per quanto possa sembrare assolutamente ovvia, è per molti un’affermazione azzardata perché non tutti gli scienziati ritengono utile parlare con monaci, monache e mistici. Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando e oggi sempre più medici, neurologi e psicologi si confrontano con gli esperti in materia di spiritualità.

 

 

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Studio di Harvard mostra che la meditazione letteralmente rigenera la materia grigia in 8 settimane

Le scansioni cerebrali dello studio condotto dalla ricercatrice Sara Lazar mostrano che la meditazione può cambiare la dimensione di aree importanti del cervello, migliorare la nostra memoria e renderci più empatici, compassionevoli e capaci di affrontare lo stress.

La Dott.ssa Lazar afferma: “Chi pratica la meditazione non si sente solo meglio, ma sperimenta enormi cambiamenti. Quello che accade è che si verificano profonde modificazioni nella struttura del cervello che si manifestano in sensazioni piacevoli”

L’equipe di psichiatri del Massachusetts General Hospital affiliati all’Università di Harvard, guidati da Sara Lazar hanno infatti realizzato uno studio che dimostra come la meditazione influisca sul cervello. I risultati, pubblicati su Psychiatry Research, mostrano come praticare meditazione ogni giorno per 8 settimane può causare considerevoli cambiamenti nelle regioni cerebrali collegate alla memoria, all’autocoscienza, all’empatia e allo stress.

Questa pratica, considerata spirituale, in realtà ci modifica fisicamente e può migliorare lo stato di salute. Per questa ricerca si sono prese in esame immagini ottenute per mezzo della risonanza magnetica (MRI) delle strutture cerebrali di 16 volontari 2 settimane prima e dopo aver seguito per 8 settimane un programma di meditazione dell’Università del Massachusetts, volto alla riduzione dello stress. Oltre alle riunioni settimanali, che comprendevano la pratica della meditazione cosciente, che si incentra sulla coscienza senza pregiudizi di sensazioni e sentimenti, i partecipanti ricevettero un supporto audio per proseguire la propria pratica a casa.

Ogni giorno passavano 27 minuti praticando gli esercizi di mindfulness. La mindfulness è una tecnica di meditazione che si basa sul riportare l’attenzione nel momento presente e sulle sensazioni presenti nel corpo. Le risposte dei praticanti a un questionario medico segnalavano un miglioramento significativo rispetto a quelle date prima dell’inizio dell’esperimento.

L’analisi delle immagini ha mostrato un incremento della densità della materia grigia nell’ippocampo, un’area cerebrale importante per la memoria e l’apprendimento, e in altre strutture associate all’autocoscienza, alla compassione e all’introspezione. Inoltre si è riscontrata una diminuzione della materia grigia nell’amigdala, un nucleo situato in profondità nei lobi temporali, il che è stato messo in relazione con la diminuzione dello stress.

“Sebbene la pratica della meditazione si associ a una sensazione di tranquillità e rilassamento fisico, apporta anche benefici cognitivi e psicologici che persistono per tutto il giorno. – spiega Sara Lazar – Questa ricerca dimostra che i cambiamenti della struttura cerebrale possono essere alla base di questi benefici e che le persone non si sentono meglio solo perché si sono rilassate.”

La ricercatrice aveva in precedenza riscontrato differenze strutturali tra il cervello di persone che da tempo praticano la meditazione e quello dei non-praticanti, come un maggiore spessore della corteccia cerebrale nelle aree associate con l’attenzione e l’integrazione emozionale.

“E’ affascinante osservare la plasticità del cervello e come, mediante la pratica della meditazione, possiamo giocare un ruolo attivo nel cambiamento del cervello e migliorare il nostro benessere e la qualità della nostra vita.”, dice Britta Holzel, una delle autrici dello studio.

Sono tanti gli studi scientifici che hanno scoperto proprietà incredibili della meditazione, come ad esempio che è più efficace degli ansiolitici, che rende i bambini più intelligenti e creativi e che protegge il DNA e allontana l’invecchiamento.

 

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